lunedì 26 settembre 2016

Una madre porta la figlia autistica al ristorante… Il Proprietario gli dedica una lettera…

Tony Posnanski lavora nel suo ristorante da ben 15 anni. Pensava di aver visto ormai tutto e di aver acquisito tutta l’esperienza necessaria per servire ogni tipo di cliente, ma un giorno gli capitò qualcosa di inaspettato, un fatto che gli servì da lezione per comprendere che “Fare la cosa giusta non sempre rende felici gli altri, ma solo le persone che ne hanno realmente bisogno”.
Sembrava una giornata di lavoro come molte altre, ma tra i clienti vi era anche una mamma con una piccola bambina che urlava. I clienti erano infastiditi e continuavano a lamentarsi. Come direttore del ristorante a Tony non rimaneva che cercare di render loro il miglior servizio, così si recò al tavolo 9 dove vi erano sedute la mamma e la bambina, e prima di iniziare a parlare la donna gli face una ‘semplicissima’ domanda “Sai cosa si prova ad avere un bambino autistico?”.


Proprio in quel momento in Tony scatto qualcosa, un qualcosa che riporta in questa lettera estremamente commovente.

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domenica 18 settembre 2016

La forza delle donne: sette storie di coraggio che hanno conquistato il mondo

È innegabile il lungo, duro e faticoso cammino che le donne hanno dovuto percorrere per riscattarsi, per poter sedere, con pari diritto e dignità, allo stesso tavolo degli uomini. Ecco alcune protagoniste di questa battaglia, raccontate da Rita Saviotti, autrice di Femmine



1) Una donna di Sibilla Aleramo
Le tappe dolorose di chi cerca di affermare il proprio essere individuo autonomo rispetto alla società dell’epoca che la vuole totalmente succube, remissiva, ubbidiente. Ci si aspetta da lei che riconosca l’autorità, che accetti supinamente le regole del gioco, che non le sovverta. E sono soprattutto le altre donne che la vogliono così, perché così è stato per loro e per forza dev’essere anche per lei. Alla protagonista costerà un prezzo molto alto ribellarsi eppure avrà la forza di compiere i passi del suo cammino.

2) La specialista del cuore di Claire Holden Rothman
Una situazione simile la ritroviamo in questo romanzo, con la differenza che la protagonista ha fin da subito le idee chiare su quello che sarà il suo futuro: vuole fare il medico in un’epoca in cui studiare e svolgere certe professioni era prerogativa maschile. Inizia a combattere fino a raggiungere il traguardo che vuole per sé, ma soprattutto per tutte le altre che verranno dopo di lei. La sua vita è dura fin dall’infanzia e la costringe a farsi carico non solo di se stessa, ma anche della sorella e del mistero legato alla figura del padre scomparso che sembra travolgerla e contaminarla. Si crea nuovi riferimenti che scopre poi falsi ed ingannevoli, come il padre ritrovato. Ma Agnès, come una fenice, rinasce dalle proprie ceneri ed anche se durante il percorso sembra dimenticare la propria femminilità per favorire il suo essere medico, specialista, scienziata, alla fine la sua essenza, il suo profumo, emergeranno e le permetteranno di riconoscere ed accettare anche l’amore.

3) La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini
Una bimba esposta alla violenza, una violenza subita in prima persona e vista su altri. Una violenza di cui non potrà mai parlare. Nessuno sentirà più la sua voce perché in una società in cui non ci si può raccontare, in cui le tragedie vengono lavate nelle cantine buie di un mondo che rinforza la propria barbarie nonostante le trine ed i merletti di cui si veste, beh, allora è segno che non c’è più nulla da dire. E Marianna diverrà la mutola. Per scelta obbligata. Si respira l’aria rovente, soffocante, di una Sicilia antica, dove il sudore si mescola alla polvere, si impasta in una realtà che ha come ingredienti principali il silenzio, il mistero, la superstizione, la violenza e la morte. Marianna dovrà combattere contro tutto questo ed a modo suo costruire un mondo in cui sia possibile continuare a vivere.

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domenica 11 settembre 2016

“Se l’è andata a cercare”. Il paese volta le spalle alla ragazzina violentata

Calabria, in poche centinaia alla fiaccolata per la 16enne stuprata da tre anni Il padre: “Me lo aspettavo, se potessi prenderei mia figlia e la porterei lontano”

A Melito, in Calabria, è stata organizzata una fiaccolata in piazza davanti alla stazione Soltanto
quattrocento le persone presenti su 14 mila residenti, molte arrivate da altri paesi.


inviato a Melito di Porto Salvo 
 
La bambina. «Un metro e 55 per 40 chili», c’è scritto nelle carte dell’inchiesta. È della bambina che stanno parlando. «Se l’è cercata!». «Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione». «Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata». Movimentata? «Una che non sa stare al posto suo». Arriva in piazza il parroco Benvenuto Malara, va davanti alle telecamere: «Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione in paese».

Hanno violentato la bambina per tre anni di seguito. La prostituzione non c’entra niente. L’hanno violentata in nove, a turno e insieme. Tenendola ferma per i polsi, e poi obbligandola a rifare il letto. «C’era la coperta rosa», ha ricordato la bambina nelle audizioni con la psicologa. «E non avevo più stima in me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda». Andavano a prenderla all’uscita della scuola media Corrado Alvaro, con la lettera V dell’insegna crollata. È sulla via principale, proprio di fronte alla caserma dei carabinieri. Caricavano la bambina in auto e andavano al cimitero vecchio, oppure al belvedere o sotto il ponte della fiumara. Più spesso in una casa sulla montagna a Pentidattilo, dove c’era il letto.

Quando questa tragedia italiana è incominciata, la bambina aveva 13 anni. Ora ne ha compiuti sedici. Una settimana fa, annunciando l’arresto degli stupratori, il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha detto: «Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano».

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sabato 10 settembre 2016

Mogol: "Mi ritorna in mente il giorno in cui conobbi il mio amico Battisti"

Il 15 settembre l'autore di tanti successi pubblica la sua autobiografia. Aneddoti e ricordi del mago della canzone italiana


TOSCOLANO (Terni) - C'è un momento indietro nel tempo, nel lontano 1965, che racchiude in sé il seme di un universo pronto a germogliare per cambiare la canzone italiana. È il primo incontro tra il giovane Giulio Rapetti - già affermato autore di Una lacrima sul viso - e un ragazzone riccio di Poggio Bustone. A raccontarci come andò, al Centro Europeo di Toscolano, è Mogol in persona che il 15 settembre pubblicherà Il mio mestiere è vivere la vita (Rizzoli, pp. 208, euro 29,90).
 
Quel ragazzo si chiamava Lucio...
"Mi fece sentire due canzoni. "Non sono granché" dissi. "Ha ragione" mi rispose. Gli dissi di ripassare più avanti, che avremmo provato a scrivere qualcosa".
 
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venerdì 9 settembre 2016

Nel cottage blindato dove Hamer “cura” il cancro con le vitamine

L’ex medico si è rifugiato a Sandefjord (Oslo) per sfuggire alla cattura. Un vicino: “Ogni giorno è un viavai di malati, fa leva sulla disperazione”



inviato a Sandefjord (Norvegia) 
Anche sulla cassetta della posta c’è scritta una menzogna. «Dottor medico Ryke Geerd Hamer. Rettore Università di Sandefjord. Nuova medicina germanica». Ma il signor Hamer non è un dottore. Non lo è più dal 1986, quando è stato radiato dall’ordine dei medici tedeschi per truffa. E non lo è nemmeno qui in Norvegia, dove si è rifugiato per scappare ad un mandato d’arresto per istigazione all’odio fra i popoli.

Questa non è neppure un’università, a ben guardare. È un’abitazione privata. Un cottage sulla collina davanti a un piccolo fiordo, 120 chilometri a sud di Oslo. Strada Sandkollveien 11: due vecchie Mercedes posteggiate in giardino sul lato destro, un camper sulla sinistra, un grosso cane libero che abbaia a chiunque passi nei paraggi.

LEGGI ANCHE I genitori rifiutano la chemio. Muore a 18 anni di leucemia

Avevamo chiamato per sapere se l’ex dottore ricevesse ancora dei pazienti a casa. Ci aveva risposto la signora Bona Garcia, moglie in seconde nozze di Ryke Hamer: «Per un mese il dottore è in vacanza. Sarà disponibile ai primi di ottobre. Per qualsiasi problema urgente potete scrivere alla casella di posta amicidiryke@…». Il problema urgente è che tutti quelli che credono alle teorie non scientifiche del falso medico Ryke Geerd Hamer continuano a morire. Anche se con la medicina tradizionale, facendo ricorso alla chemioterapia, magari avrebbero avuto buone probabilità di guarigione. Come negli ultimi due casi in Italia, la settimana scorsa. Una mamma di Rimini. Ed Eleonora Bottaro di Padova, 18 anni compiuti da un mese. D’accordo con i suoi genitori, seguaci del metodo Hamer, è morta cercando di curare la leucemia con la vitamina C.

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L’ex braccio destro di Hamer: “Le cure non vanno bandite” 

 

 

 

venerdì 2 settembre 2016

"Sfida accettata", Deborah, malata di cancro, pubblica una sua foto a colori e "rivede" la campagna di sensibilizzazione


"Il Cancro non sono sfumature di grigio. Il grigio è sterile, arido, morto. Il Cancro ha tanti colori. Anche il colore della paura, ma ce l'ha! Perché il Cancro spiazza, fa paura, terrorizza. Sensibilizzare le persone alla lotta contro il Cancro, è farle pensare a cosa sia davvero". Sono le parole di Deborah, 41 anni, mamma e moglie che ha deciso di raccontare la sua lotta contro il cancro al colon di cui è affetta su una pagina Facebook, con il nickname di Magica Debby. Ha deciso di pubblicare una foto a colori che la ritrae distesa su un letto. Il pallore del suo viso è in contrasto con i colori del foulard che ha avvolto sulla testa e l'azzurro dei suoi occhi. In un lungo post ha spiegato il perché: "'Sfida accettata' è la frase che in questi giorni si trova ovunque sul social, insieme a foto in bianco e nero per una campagna di 'sensibilizzazione' alla lotta contro il Cancro. Personalmente non capisco il senso di una foto in bianco e nero - scriva Deborah - e meno ancora capisco foto che ritraggono reggiseni e pance piatte ma rispetto le motivazioni di ognuno. Non voglio fare polemiche ma solo esprimere un pensiero, specie se mi vengono inviate richieste di 'partecipazione'. Il Cancro non sono sfumature di grigio. Il grigio è sterile, arido, morto. Il Cancro ha tanti colori. Anche il colore della paura, ma ce l'ha! Perché il Cancro spiazza, fa paura, terrorizza".

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