lunedì 29 agosto 2016

Dettato

Per chi non capisce la mia calligrafia (come lo capisco) qui sotto la versione stampata del Buongiorno
Un dettato al giorno guarisce l’analfabeta di ritorno. Deve averlo pensato il governo francese, che ha imposto il dettato quotidiano nei nuovi programmi scolastici. Il mio primo dettato fu scandito dalla voce nitida della maestra: «E’ autunno e cadono le foglie». Tradussi creativamente: «E autumno è cabono gle folie». Sei errori in sei parole. Da allora sono migliorato, ma neanche troppo. Quel poco è merito del dettato, che mi ha costretto ad ascoltare le parole degli altri e a metterle su carta, dando loro quel peso che a voce e sullo smartphone faticano ad avere. Nemmeno il dettato, però, è riuscito a insegnarmi l’arte della bella scrittura (calli-grafia, in greco ante Tsipras) che era l’orgoglio di mia nonna contadina. Temo di non avere preso da lei, ma dalle sue galline. 

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sabato 27 agosto 2016

Lettera pompiere su bara Giulia, 'scusa'

(ANSA) - ASCOLI PICENO, 27 AGO - "Ciao piccola, ho solo dato una mano a tirarti fuori da quella prigione di macerie. Scusa se siamo arrivati tardi, purtroppo avevi già smesso di respirare, ma voglio che tu sappia da lassù che abbiamo fatto tutto il possibile per tirarvi fuori da lì": inizia così la commovente lettera scritta da uno dei soccorritori, probabilmente un vigile del fuoco, che si è firmato "Andrea" con un cuoricino accanto, e lasciata sulla bara di Giulia, la bambina di 11 anni morta sotto le macerie a Pescara del Tronto. La sorella di Giulia, Giorgia, di 4 anni, è stata invece estratta vive 16 ore dopo il sisma e sembra che sia stata protetta nel crollo proprio dal corpo di Giulia. "Quando tornerò a casa mia a L'Aquila saprò che c'è un angelo che mi guarda dal cielo e di notte sarai una stella luminosa. Ciao Giulia, anche se non mi hai conosciuto ti voglio bene" conclude la lettera.

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mercoledì 24 agosto 2016

La terra trema

Una notte d’ estate come tutte le altre. Metti a dormire la bambina, ti accasci sul letto ed inizi a sognare. Io stavo sognando che ero a casa di mia sorella che abita in un appartamento al secondo piano di una palazzina, al contrario di me che sto al piano terra, e la mia paura in quel sogno era quale fosse la strada più veloce per scappare nel caso di un terremoto. Pochi secondi dopo, alle 3.36, vengo svegliata dal letto che si muove. Oddio penso, il terremoto. Aspetto seduta sul letto, passerà penso, è una di quelle scosse piccole e brevi. Invece continua, da un colpo secco più grande, mi alzo e corro verso la porta di casa e ancora non smette. Mio marito va a controllare che Gioia non abbia sentito nulla. Lei dorme fortunatamente. Vado su Facebook e capisco subito che troppa gente lo ha sentito a km di distanza da qui, quindi l’epicentro non è da queste parti. Negli ultimi anni ci sono state diverse scosse con l’epicentro a pochi km da casa e avevo subito capito che fosse distante. Di solito prima arriva il boato e poi inizia il tremolio, questa volta non c’è stato. Poco dopo arriva la terribile notizia. Epicentro Rieti magnitudo 6.


Interi paesi rasi al suolo, morti, feriti, persone che in pochi secondi hanno perso tutto. Un’ora dopo provo a tornare a letto. Altra scossa 5.5. Penso ancora a quella povera gente. Stamattina al tg sono arrivate le immagini della tragedia. Serve sangue, servono aiuti. Questi i numeri utili della protezione civile.


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venerdì 12 agosto 2016

Osteria di Chichibio: i vip non pagano e protestano su TripAdvisor


Pagare il conto al ristorante? Quale volgarità! Andarci durante il regolare orario di apertura? Roba da parvenu!

Almeno per Vittorio Sgarbi e il suo entourage che, si sa, come tutti i vip detesta mescolarsi alla dozzinale plebaglia e coltiva l’elitario vezzo di andare per locali, che siano musei o posti dove gozzovigliare, in orari e con modalità inaccessibili ai comuni mortali.

Non è un mistero infatti l’abitudine di Sgarbi di frequentare musei e chiese antiche in orari notturni, facendoseli aprire appositamente dall’assonnato custode per bearsi in solitaria delle meravigliose opere d’arte.

Ma questa volta, il critico d’arte non si è andato a nutrire dell’aura di quadri incantevoli e sculture raffinate ma più prosaicamente di verace, gagliardo, terrenissimo cibo.

Peccato che abbia preteso di farlo ben oltre l’orario di chiusura, a notte inoltrata, e non da solo o in compagnia di un paio di amici –come pare avesse comunicato al titolare preventivamente– ma con una comitiva di circa una quindicina di persone, modello gita fantozziana.

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