giovedì 26 maggio 2016

Signora anziana viene insultata perché non rispetta l’ambiente. Ecco la sua risposta


Alla cassa di un supermercato una signora anziana sceglie un sacchetto di plastica per metterci i suoi acquisti.

La cassiera le rimprovera di non adeguarsi all’ecologia e le dice:
“La tua generazione non comprende semplicemente il movimento ecologico. Noi giovani stiamo pagando per la vecchia generazione che ha sprecato tutte le risorse! ”
La vecchietta si scusa con la cassiera e spiega:
“Mi dispiace, non c’era nessun movimento ecologista al mio tempo.”
Mentre lei lascia la cassa, affranta, la cassiera aggiunge:
” Sono persone come voi che hanno rovinato tutte le risorse a nostre spese. E ‘ vero, non si faceva assolutamente caso alla protezione dell’ambiente nel tuo tempo.”

Allora, un pò arrabbiata, la vecchia signora fa osservare che all’epoca restituivamo le bottiglie di vetro registrate al negozio. Il negozio le rimandava in fabbrica per essere lavate, sterilizzate e utilizzate nuovamente: le bottiglie erano riciclate. La carta e i sacchetti di carta si usavano più volte e quando erano ormai inutilizzabili si usavano per accendere il fuoco. Non c’era il “residuo” e l’umido si dava da mangiare agli animali.
Ma noi non conoscevamo il movimento ecologista.

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giovedì 19 maggio 2016

Sul Monte Penna dopo la nevicata




È lasciando la frazione di Alpe alle spalle che si ha l’impressione di passare attraverso un vecchio armadio per giungere in un paesaggio fantastico, completamente bianco, dove tutto è innevato... esattamente come accade nel film: "Le cronache di Narnia".
Il camino del Rifugio Monte Penna fuma come un bastimento a vapore e il tetto mostra tutto lo spessore della neve caduta nei giorni precedenti: un metro. La premessa è quella che aspettavo: sarà una gran bella giornata.
Bevuto il caffè e noleggiate le ciaspole si può partire. I 602 ettari di foresta demaniale del Penna sono immacolati, la faggeta è più silenziosa del solito, tutto è attutito, quasi per non alterare quel sottile equilibrio creato dallo spesso manto nevoso.

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mercoledì 18 maggio 2016

Nome di battaglia: Avesta Harun



di Elisabetta Rosaspina

Quando Avesta si chiamava ancora Filiz, la sua battaglia non interessava granché l’Occidente. Era una questione fra il suo popolo, i curdi del sud est anatolico, in lotta per l’indipendenza, e la Turchia, la seconda potenza militare (dopo gli Usa) della Nato. Tra il gruppo di fuoco del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, con la sua sanguinosa catena di attentati (generalmente, va precisato, contro obiettivi militari e non civili) e un Paese alleato che offre basi strategiche per le operazioni in Medio Oriente, l’Europa e gli Stati Uniti non avevano avuto dubbi nel scegliere con chi stare: dalla parte di Ankara contro quelli che molti Stati hanno deciso o accettato di inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Lì sarebbero rimasti: una sigla fra tante e una formazione di idealisti male armati e più o meno irriducibili, infrattati nelle loro montagne, evocati a ogni esplosione di un ordigno, contro un autobus di soldati, una caserma o una stazione della polizia turca. O a ogni ipotesi di un cessate il fuoco e di una concessione politica ai rappresentanti curdi. Finché sul Medio Oriente e sull’Europa non si è stagliata l’ombra di un nemico molto più feroce, molto più efficace nel colpire e nel diffondere il terrore. E molto più abile nel reclutare nuovi seguaci, nel dotarsi di armi e mezzi sofisticati, nel conquistare e controllare territori sempre più ampi, nell’ autofinanziarsi con il traffico di petrolio e reperti archeologici, o con i rapimenti, nel progredire insomma con l’anacronistico delirio di onnipotenza pseudoreligiosa del suo Califfo.

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martedì 17 maggio 2016

Parlano i giovani: «Noi, aspiranti lavoratori all’Outlet»

Serravalle Scrivia (AL) - E’ il sogno di pochi, o forse di nessuno, ma intanto ci provano. C’è anche chi ha preso la patente di proposito, «per essere autonomo e automunito». Sono partiti a inizio di maggio i corsi di formazione per i 300 candidati all’assunzione al Serravalle Outlet, collegati all’apertura di 70 nuovi negozi, a ottobre. Età media tra i 20 e i 30 anni, residenti nel raggio di quindici chilometri dal centro commerciale più grande d’Italia. Circa la metà ha un diploma di scuola media superiore in tasca, l’altra metà una laurea breve. Sono per la maggior parte ragazze.



A blocchi di trenta, arrivano nella cittadella dello shopping con tanta speranza e un poco di scetticismo. La prima parte del corso, tenuto dalla direzione del Serravalle Outlet e dai formatori dell’agenzia Iocap, prevede un inquadramento generale della società e l’Abc del buon commesso: come accogliere il cliente, cosa si attendono i visitatori, come rapportarsi con i cinesi e russi, che rappresentano la clientela straniera più massiccia, come automotivarsi. Nessuna promessa di assunzione, ma se tutto va bene, a ottobre, potrebbe arrivare un contratto part time. «Non è il sogno della mia vita fare la commessa, ma è un modo per entrare nel modo del lavoro e rendersi indipendente. Poi si vedrà», dice Elena, da Novi.

La grande maggioranza dei candidati arriva da Novi, il centro zona più popoloso; poi Serravalle, Arquata, Gavi. Qualcuno dalla Val Borbera, come Giulia, di Cantalupo: «Ho appena preso la patente, così posso essere indipendente. Poi non si sa mai, adesso in tutte le selezioni è richiesto l’uso dell’auto».

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mercoledì 11 maggio 2016

Su Marte non c’è il mare

Un ragazzo di trent’anni, con un lavoro che non gli piace, affitta in nero la casa lasciatagli dal nonno a un cliente particolare che la vuole solo il venerdì notte, ma paga bene. Lì per lì va tutto per il meglio, poi il ragazzo scopre che qualche dettaglio non gli quadra. La prima delle quattro puntate della serie firmata da Lucio Laugelli.

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seconda puntata

terza puntata


lunedì 9 maggio 2016

Palestrina (passa e cammina…)

Palestrina passa e cammina dice un detto , ma non puoi passare senza fermare. Tra vecchi merletti, e mura antica, passeggio tra ricordi passati, presenti e futuri. L’ Antica arte del punto Palestrina ricama intrecci, evocando immagini di mia nonna e delle comari sedute su piccole sediole di paglia nella corte assolata di un estate paesana, riportando nel presente quell’atmosfera mite e tranquilla, rendendola reale, lontana dal caos della capitale che dista pochi chilometri, e di cui nonostante se ne senta la vicinanza non ne subisce l’influenza.  Palestrina passa e cammina…cammino tra i vicoli , a volte ombrosi, stretti e silenziosi, di pergole , balconi e cortili fioriti, dove odo  l’eco  lontano delle voci dei paesani radunati nelle piazze, nei bar, annuso i profumi di sughi caserecci che si diffondono dalle case, dalle numerose trattorie, pizzerie, pub,  ristorantini ricavati dai piccoli negozi caratteristici e moderni. Ed ecco che nuovamente antico e moderno si fondono e si confondono senza stonare, anzi creando un armonioso contrasto piacevole alla vista e al gusto. 
Palestrina passa e cammina…percorro le antiche vie lastricate della via Francigena e della via Preneste, su cui ancora posso vedere i solchi dei carri e udire il tintinnare delle conchiglie dei pellegrini, rivivere il glorioso passato romano nelle vestigia ancora esistenti nell’imponente Tempio della Dea Fortuna, che troneggia dall’alto su tutto il Paese e ,sembra volerlo proteggere con il suo influsso benevolo. Mai vista Dea della Fortuna  più fortunata! esclamò Virgilio ammirando per la prima volta la magnificenza della dimora divina eretta e  a lei dedicata. Ed io , paesano, guardandolo dalla finestra della mia casa, tra la nebbia mattutina o i raggi del sole, o passeggiando per le vie, o vedendolo stagliarsi all’orizzonte, imponente, dominatore, dalla strada che percorro al rientro di una giornata faticosa di lavoro, osservandolo pare darmi il benvenuto e  mi sento “ fortunato” di aver ereditato tanta bellezza, arte , cultura, e magnificenza. 
Palestrina passa e cammina…cammino tra le navate e le cappelle della Basilica di sant’Agapito  dove c’è una Pietà incompiuta di Michelangelo, un Museo Diocesano  di arte sacra piccolo ma ricco di un dipinto del Caravaggio che evoca il martirio di S. Agapito, della Madonna col velo della scuola del Perugino, e l'Eolo attribuito a Michelangelo, a cui fa eco il grande Mosaico nilotico di un'età’ repubblicana, perfettamente conservato e che tassello dopo tassello racconta il paesaggio esotico del  Nilo, e che troneggia nell’ultima sala del Museo della Fortuna, tra corolle di sarcofagi, numerosi reperti: cippi, busti, basi funerarie, statue e oggetti di uso quotidiano provenienti dalle necropoli della città. …Passa e cammino tra le note musicali del maestro Pierluigi da Palestrina e ascolto le note dei rondoni che volano radi tra i tetti e la valle , tra gli schiamazzi e le risate dei bardassi, tra le bande di paese e i cori di chiesa. Odo i rumori degli zoccoli dei cavalli sul selciato durante “Lo palio de sand'Agàbbido” , attraverso le quattro Porte, e tifo per una contrada nella giostra della Scifa, e vinca o no, festeggio gustando un “giglietto”, souvenir di dolcezza e delicatezza, di antica tradizione dolciaria, di cui mia nonna era abile pasticcera. 
Palestrina passa e cammina…tra antichi portoni , porte scrostate imbevute di passato, spalancate nei giorni d’estate e chiuse d’inverno, scambio quattro chiacchiere in dialetto con le anziane signore sedute loro davanti, tra vasi di fiori e edera rampicante, passeggio in cerca di ristoro per l’anima mia  nel chiostro del Convento di S. Francesco e mi soffermo in religioso rispetto e devozione ad ammirare  la sua vita raccontata negli affreschi che lo decorano, respirando l’aria fresca di montagna dello “scacciato”.  
Palestrina passa e cammina…cammino verso la Rocca dei Colonna, nella più alta frazione di Castel S. Pietro acropoli della vecchia Praeneste, tra i torrioni di fortificazione, scendo tra le viuzze che come un fiume sfociano nelle piazzette, m’immergo nelle atmosfere da set , che  nelle abili  mani del grande Regista De Sica divenne Sagliena. Rivivo le  rocambolesche vicende amorose del maresciallo (Vittorio de Sica) e la bersagliera (Gina Lollobrigida)  in Pane  amore e fantasia, mi sembra di vedere la Lollo dalla mitica bellezza, e rido con Totò nel film I due Marescialli (per citarne alcuni) . Mi sento attore anche io  nel set meraviglioso e vero, per nulla artificioso dei grandi set hollywoodiani. 
Palestrina passa e cammina nella ridente cittadina,  uno dei luoghi di più cari all’imperatore Augusto che antiche mura rammentano avesse dimora,  nella gentilezza e nel panorama immenso e multiforme dei Monti Prenestini. 

Patrizia Caprella