mercoledì 30 dicembre 2015

''Imagine'' - Roberto Saviano racconta il 2015

Il dramma dei profughi, il corpo del piccolo Aylan sulla spiaggia di Bodrum, l'attacco a Parigi e la guerra allo Stato islamico. Ma anche i gattini su Instagram e le mode "social": Roberto Saviano ripercorre gli eventi che hanno segnato l'anno che sta per finire. Un racconto per immagini, un viaggio lungo 12 mesi nel 2015, con la partecipazione straordinaria di Jovanotti.
La prima foto simbolo del 2015 è l'AK-47. Il kalashnikov dei terroristi è il protagonista assoluto della campagna mediatica degli jihadisti. Ecco come l'Is ha raggiunto l'Occidente, conquistando un territorio che non ha confini: la comunicazione.


Il video

giovedì 24 dicembre 2015

Guai se non ci fosse il Natale

Guai se non ci fosse il Natale. Ci deve essere almeno un giorno dell’anno a ricordarci che siamo qui per gli altri e non solo per noi stessi.

Fabrizio Caramagna


domenica 13 dicembre 2015

Ti auguro tempo



Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler

giovedì 10 dicembre 2015

L’antistalker

Massimo Gramellini

Oggi vi racconterò una storia d’amore e di povera gente che secondo me arriva alla polpa delle cose. Ruggero è un muratore di Montebelluna. Si innamora di Mariarosa e ci fa un figlio, poi il filo si allenta e nel 1990 la coppia divorzia. Venticinque anni dopo Mariarosa è una signora sola e cardiopatica che dorme dentro una catapecchia in compagnia dei topi e trascina la vita con una pensione di invalidità da 270 euro al mese. Viene visitata da un tumore che senza l’intervento del chirurgo la porterebbe via in pochi mesi. Ma ora le servono i soldi per le medicine e per un giaciglio decente. Arriva a fare un appello in chiesa, durante la messa della domenica. Dalla nebbia dei ricordi riappare Ruggero ed è come se venticinque anni si dissolvessero in un istante. Ci penso io, le dice, avrò cura di te. La accoglie in casa propria, un alloggio popolare. Ma le regole - le regole! - non consentono di concedere la residenza negli alloggi popolari a persone estranee al nucleo familiare. Ruggero non fa una piega: se è solo questo il problema e Mariarosa è d’accordo, io la risposo.

Non capita così spesso di essere orgogliosi di un rappresentante del proprio sesso. Questo è un uomo che ha sofferto quando la moglie lo ha lasciato, ma ha accettato la sua decisione e l’ha lasciata andare senza tormentarla, perché chi ama veramente è sempre dalla parte della libertà. Poi il destino ha compiuto i soliti giri apparentemente tortuosi e dopo un quarto di secolo gli ha offerto una seconda possibilità. E lui ha scoperto di amarla ancora, forse di averla amata sempre.

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mercoledì 9 dicembre 2015

Ho ricevuto una lettera, un po' di tempo fa.

Vito Crimi

Ho ricevuto una lettera, un po' di tempo fa.
Vi confesso che non me la sono mai sentita di pubblicarla. Ma oggi ha inizio il Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco, e credo sia il giorno giusto per condividerla con voi.
«Caro senatore,
l'altra sera mia figlia era in lacrime.
Se fosse ancora una bambina potrei anche considerarla una cosa normale, ma ha da poco compiuto trent'anni ed è laureata in fisioterapia.
Da un po' di tempo a questa parte alcuni dei suoi pazienti non riescono più a pagarla perché hanno perso il lavoro o quello che hanno non gli consente di sostenere le spese e per non lasciarli soli ha deciso di seguirli gratis.
La mattina ha incontrato uno di questi pazienti, un signore affetto da disabilità parziale che paga 500 euro di affitto senza che gli vengano riconosciute esenzioni. Se ho ben compreso non ne ha diritto perché risulta proprietario di un piccolo appartamento, un'eredità che una sorella gli ha lasciato a centinaia di chilometri dalla città dove abitiamo e che sta cercando disperatamente di vendere.
Durante la seduta questo signore ha detto a mia figlia che per quel mese aveva finito i soldi. Gli ultimi 100 euro (quelli che sarebbero serviti per l'ultima spesa) se n'erano andati per far riparare il cambio della macchina che usa per andare al lavoro.
Prima di accomiatarsi e andarsene le ha detto: «Mi rimangono i pomodori». Il pensiero che quel signore dovesse finire il mese mangiando pomodori ha distrutto mia figlia. Ha resistito fino a sera, poi quando le ho chiesto come fosse andata la giornata mi è crollata davanti, a pezzi. In lacrime mi ha lasciato dei soldi e ha pregato me e mia moglie di fare una spesa per lui.
Lo scontrino che le allego è quello della spesa che ho fatto al supermercato il giorno dopo e che gli ho portato a casa fingendomi un semplice "ambasciatore", senza dirgli chi gliela mandava.
Oggi mia figlia non piange più e io avrei un motivo in più per stare bene con me stesso, ma non ci riesco. Non ci riesco perché mi fa male al cuore leggere degli impiegati del comune di Sanremo che timbravano il cartellino e tornavano a dormire, o al bar, o a far tutto fuorché il proprio lavoro, mentre tantissima gente è in mezzo ad una strada perché un lavoro non ce l'ha. Mi fa ancora più male leggere ogni giorno di politici, imprenditori e dirigenti arrestati per mazzette, tangenti e corruzioni varie. Quante volte di fronte a questo schifo sono arrivato a chiedermi: ma cosa siamo diventati? Com'è stato possibile? Com'è possibile che si rubi così tanto e come è possibile non provare un minimo di vergogna? Dov'è finita la nostra dignità?
Sia chiaro: non ho il diritto di insegnare niente a nessuno.
Non credo avrei avuto lo stesso coraggio di mia figlia nel compiere questo gesto, forse non l'avrei fatto, mi sarei girato dall'altra parte o forse ci avrei pensato in ritardo. Mia figlia invece non ci ha pensato due volte, ha agito d'istinto. Sono convinto che altri avrebbero fatto lo stesso.
Ho deciso di raccontarle questa storia perché credo che nel nostro paese ci sia ancora qualcosa di buono che vale la pena salvare e credo sia nostro dovere raccontarlo, far sapere che in questa Italia c'è ancora un'Italia buona che conserva i suoi principi e valori più alti, nonostante i pessimi esempi che ci arrivano da più parti.
Vorrei poter dire a tutti: abbiate coraggio e siate fieri della vostra umanità e onestà. Uscite fuori, raccontatela in qualche modo, perché giornali e televisioni non fanno altro che vomitare paura, terrore e diffidenza. C'è bisogno di voi. So che ci siete e siete in tanti. Lo so. In questo paese siete eroi mascherati, ma nel resto del mondo siete persone normali che fanno cose normali, giuste.
Non dovete vergognarvi della vostra bontà d'animo, perché sono altri che dovrebbero vergognarsi: i furbi, i raccomandati, gli arrivisti, i bugiardi, gli ipocriti, i ladri e sempre più spesso chi ci governa.
Caro senatore, nonostante la mia età ho un profilo Facebook e la leggo spesso.
Più volte ho colto il suo auspicio a regalarci tutti un "abbraccio collettivo" per uscire dalla crisi. Ebbene spero che questo paese riesca a farsi questo dono. Spero che riesca a risollevarsi dall'abisso e a ricordare ciò che sta dimenticando, la solidarietà fra esseri umani. Spero che la solidarietà vinca sulla paura che qualcuno si diverte a spargere a piene mani. Spero riuscirete a far aprire gli occhi al parlamento e ad approvare il reddito di cittadinanza. Spero che il lavoro non venga più usato come ricatto. Fra i pazienti di mia figlia ce ne sono alcuni che ne hanno un bisogno disperato. Non di elemosina, ma di dignità, perché il lavoro da dignità. Noi nel nostro piccolo facciamo quello che possiamo per dare una mano ma qui c'è bisogno che si muova un popolo intero. Non possiamo andare avanti così. Non è giusto.
Le chiedo scusa se ho scritto troppo.
Un caro saluto a lei e ai suoi colleghi.

P.S.
Per rispetto delle persone coinvolte in questa storia le chiedo di non rendere pubblico il mio nome, né il luogo dal quale le sto scrivendo. Voglia dare a queste mie parole lo spazio che riterrà più opportuno».

mercoledì 25 novembre 2015

25 novembre

Lo chiami amore, ma è possesso.
La chiami gelosia, ma è controllo.
Dici che se non sono tua allora non sarò di nessun altro
dici che hai perso la testa, che l’hai fatto per noi.
Credi, dimmi, tu credi ?
Allora sai che c’è voluto un ventre di femmina
per partorire il figlio di Dio.
Non credi , dimmi, non credi, è così ?
Comunque sai che in ogni modo, serve un ventre di femmina
perchè si riproduca la specie, perché continui la vita.
Cosa uccidi , in realtà , lo sai ?
Una donna o la vita stessa ?
Una femmina sulla quale apporre il marchio della tua follia
o l’essenza stessa dell’esistere, il nome di madre ?
Mentre il tuo braccio colpisce, colpisci il cerchio vitale
restando come un cormorano nel petrolio
ad ansimare per un respiro
nella distruzione del tuo stesso mondo.
Sei figlio di una femmina, femmine sono le galassie
femmine sono le madri, anche quando non hanno seno
femmina è la terra, femmina è l’acqua della vita
femmina è la tempesta, la luce, l’aria , l’anima.
Lo chiamano femminicidio, ma è molto di più.
E’ la morte dello spirito, delle viscere di una coscienza
Perché si dimentica , Dio come si dimentica, che
l’amore non toglie la vita, l’amore la dà!


martedì 17 novembre 2015

“Non avrete il mio odio”


Se ciò che chiamiamo Occidente ha un senso, questo senso palpita nelle parole con cui il signor Antoine Leiris si è rivolto su Facebook ai terroristi che al Bataclan hanno ucciso sua moglie.
«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio».

Fonte 
 

Oriana Fallaci, ti devi scusare…

 

 

sabato 14 novembre 2015

Il Sultano e San Francesco



Non possiamo rinunciare alla speranza

 
<< Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri già grande e tu proponesti di scambiarci delle “Lettere da due mondi diversi”: io dalla Cina dell’immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall’America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma è in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti.

Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l’impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo. Ti scrivo anche – e pubblicamente per questo – per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. Là morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana – la ragione; il meglio del cuore – la compassione.

Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. “Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia”, scrisse, disperato dal fatto che, dinanzi all’indicibile orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui usò di quel consapevole silenzio per scrivere ‘Gli ultimi giorni dell’umanita’, un’opera che sembra essere ancora di un’inquietante attualità.

Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta. Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilità perchè certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. “Conquistare le passioni mi pare di gran lunga più difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me”, scriveva nel 1925 quella bell’anima di Gandhi. Ed aggiungeva: “Finché l’uomo non si metterà di sua volontà all’ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sarà per lui alcuna salvezza”.
E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, “Libertà duratura”. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmeno questa.

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giovedì 12 novembre 2015

Antichissima storia d'amore a Montebore (AL)



Rimane ora solo un muro , ma una volta, secoli fa, a Montebore c'era un castello e Carlo Varese, letterato tortonese che visse tra il 1792 e il 1866, scrisse un romanzo ambientato proprio in quel castello: Il Folchetto Malaspina.
È il Folchetto Malaspina la storia romanzata degli amori contrastati tra Folchetto, nobile e valoroso giovane tortonese, e Leonilla Calcinara , fanciulla appartenente ad un’altrettanto nobile famiglia della stessa Città , però nemica dei Malaspina.
Leonilla, contro la propria volontà, viene promessa sposa a Guglielmo degli Uberti , giovane scapestrato nipote del Vescovo Guglielmo , il quale circuisce Alice , sorella di Folchetto , e per fargli affronto , con l’aiuto della zia di lei Rodegonda e della strega Pattumiera , riesce a legarla in matrimonio segreto.
La vicenda inizia nel castello di Montebore e dopo un breve passaggio in Terra Santa per la seconda Crociata , si allarga al monastero di Precipiano , sito alla confluenza del Borbera nello Scrivia , dove lo zio di Folchetto era Abate , e poi alla città di Tortona su cui , nel 1155 , incombe la minaccia di Federico Barbarossa .
Nel romanzo tuttavia è il Castello di Montebore ad avere la parte preminente in quanto è nel suo interno che si svolgono i principali episodi e che da esso si dipartono.

Nadia F.

La foto è di Pierluigi C.

e-book gratis: Il Folchetto Malaspina 



 


martedì 27 ottobre 2015

Non ho paura

foto di Anna Maria Ferrari.
























Non sento
il rumore del bosco,
la strada si fa leggera.
Sarà l'odore
bagnato di nebbia,
o il mio passo
sicuro.
Quante nebbie
nella mia vita,
quante lacrime di brina
sul mio viso....
Sono qui....
ho affrontato
il dolore
che scortica
la pelle,
che scoppia dentro,
ma ho raccolto
i brandelli.
La nebbia ora,
mi canta canzoni,
mi sostiene,
m'avvolge,
ma non ho paura.


Anna Maria Ferrari
Copyright@2012

sabato 26 settembre 2015

Un giorno, all'improvviso

Un giorno, all’improvviso
mentre ti starai pettinando, in silenzio
o mentre ti infilerai una calza
ti verrà in mente un mio gesto
e ti ritroverai a sorridere pensandomi

Un giorno, all’improvviso
pedalando veloce sotto le prime gocce
di una calda pioggia di settembre
sentirai un odore arrivarti al naso
e risvegliare un ricordo di mestoli e tegami
e mi vedrai davanti al fuoco, per un attimo

Un giorno, all’improvviso
farai qualcosa che facevo anch’io
proprio allo stesso modo in cui la facevo io
e te ne meraviglierai moltissimo
perché non avresti mai pensato
di potermi somigliare così tanto

Un giorno, all’improvviso
ti guarderai il dorso delle mani
e con il pollice e l’indice
ti pizzicherai la pelle , sollevandola
e conterai il tempo che impiega a stendersi
pensando a quando lo facevi alle mie mani

Un giorno, all’improvviso
ti ritroverai stanca ,ad abbracciare un figlio
mi chiederai scusa per le volte che ho pianto
sapendo già che ti son state tutte perdonate
E ti mancherò da fare male

Ma sarò con te in ogni gesto
o nel muoversi delle foglie
nel frusciare di un gatto nel giardino
o nelle orme di un pettirosso sulla neve
come solo l’eterna presenza di una madre
lo può.


Carolina Turroni 2014

mercoledì 23 settembre 2015

Sera d'autunno


In questa quieta
sera d'autunno,
la bellezza
scalda l'anima.

Sopra un morbido arazzo
di foglie cadute,
mi sdraio e guardo il cielo.

Si mischiano i colori:
l'oro delle foglie
sale verso il tramonto,
e della voluttà di un grappolo
d'uva nera
si tingono le nuvole.

Voli lenti
solcano il cielo,
i nidi non chiamano più
Tutto sembra aver
dato frutto.

Stordisce i sensi
la meraviglia,
e nel sole che scende
sfuma il giorno......

..come in un sogno.

 Anna Maria Ferrari
Copyright@2012

martedì 18 agosto 2015

L'asino nel pozzo...


Un  giorno  l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non  poteva  più uscirne.L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre  il proprietario   pensava al da farsi. Finalmente il contadino prese una decisione  crudele: concluse  che l'asino  era  ormai  molto vecchio e che non serviva   più  a  nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo. Al contrario  chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L'asino  non  tardò  a  rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Il contadino alla fine  guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che  vide. Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla   groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In
questo  modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura  del  pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando.
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai   dentro  un  pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra.


Ricorda le cinque regole per essere felice:
1- Libera il tuo cuore dall'odio.
2- Libera la tua mente dalle preoccupazioni.
3- Semplifica la tua vita.
4- Da' di più e aspettati meno.
5- Ama  di  più  e...  accetta  la  terra  che ti tirano addosso, poiché
essa può costituire la soluzione e non il problema.



Fonte


domenica 16 agosto 2015

Haiku e Rune

 Freu
 

La Madre Terra
come fertile campo
Attende seme

 

Mother Earth
as a fertile field
Awaits seed 



Poesie aliene per Eva 

giovedì 25 giugno 2015

Si spegne il giorno...

Si spegne il giorno
Un gomitolo rosa
prima del buio


Foto e testo di Anna Maria Ferrari

Le mie immagini in haiku


sabato 13 giugno 2015

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta
E poi torna alla luce con i suoi canti
E li disperde

Di questa poesia
Mi resta
Quel nulla
Di inesauribile segreto.


Giuseppe Ungaretti

Versi dipersi su facebook

giovedì 28 maggio 2015

Sei nata dentro.....



Sei nata  dentro
un groviglio di spine
Rosa delicata




di Anna Maria F. 

Le mie immagini in haiku


venerdì 22 maggio 2015

Fa bello il fosso...

Fa bello il fosso
S'alza fra l'erba spiga
il papavero

di Anna Maria F.


giovedì 23 aprile 2015

Voi che salirete sull'Antola....


Passo delle Tre Croci
Si erano fermati per rifocillarsi ; erano arrivati al paese stanchi ma soddisfatti i quattro uomini che tornavano a casa per Natale.
Era la vigilia e a Vegni avevano trovato calore ed accoglienza; le donne indaffarate nei preparativi, i bambini eccitati per l'imminente festività.
Ma i quattro montanari erano solo di passaggio, ancora poche ore di cammino e sarebbero giunti al loro paesino , alle loro case e famiglie.
Dopo un bicchiere di vino, un pò di calore del fuoco, dopo quattro chiacchiere , si erano rifiutati di pernottare a Vegni e ripartire il giorno dopo.
Volevano arrivare in tempo per la Messa di mezzanotte, per tirar fuori i regali per i loro bambini. Volevano trovarsi in Chiesa con i compaesani, sentire la propria donna vicina.
Ma da Vegni alla costa le cose non si misero bene.
La neve era alta , il vento gelido mozzava il fiato e ammucchiava neve sul sentiero ostacolando il cammino.
Arrancavano nella salita e a poco a poco sentirono salire uno strano torpore e una grande stanchezza. Sulla costa decisero di sostare un pochino, c'era ancora tempo per la mezzanotte! ..........................
............................................................
Mentre le campane suonavano l'ultimo avviso per la Messa , in paese entra barcollando un uomo paralizzato dal freddo e dalla paura.
Tutti partono alla ricerca degli altri tre; solo le donne restano in chiesa a pregare.
Voi , che salirete allegri sull'Antola ...ad un certo punto troverete un pianoro con tre croci.È un posto tranquillo e dolce, ideale per una sosta. Tre rozze croci di legno di faggio poste tanti anni fa ricordano le tre vittime della tormenta.

Tratto da un racconto di Franco Berruti - da Il Borbera

venerdì 17 aprile 2015

Partono...

Partono, sperando di essere accolti in un paese cristiano e buttano a mare dei compagni di sventura soltanto perchè si professano cristiani.
L'odio, quello vero, dilaga ma dai musulmani nei confronti dei cristiani. E qualche volta si tramuta in strage. E se ai cristiani non sta bene e protestano, c'è sempre qualcuno pronto a dire che non bisogna odiare.
Ai cristiani lo dicono, ma ci rendiamo conto?
Aver arrestato quegli schifosi non è un atto di odio ma di giustizia e per completarlo dovrebbero farli restare in galera fino al ritorno di Maometto sulla terra.
In ogni modo se non si reagirà - con equità e giustizia, ma di reazione dovrà trattarsi - questi barbari presto avranno la meglio sul nostro modo di concepire la vita terrena e ultraterrena e ripiomberemo nel medioevo più buio.
Essere accoglienti è un dovere di ogni buon cristiano. Essere scemi o indifferenti è una imperdonabile colpa.
Capito, Matteo Renzi?


Benito C.

lunedì 30 marzo 2015

IL TUO VISO IMPRIGIONATO NELLA MIA SCATOLA NERA

Posto A23. Vicino al finestrino. Mi sono chiesta se la hostess ha capito che preferisco avere il vuoto sotto i piedi mentre guardo negli occhi le nuvole o se è stata solo fortuna. Già, la fortuna. Ho sistemato le mie cose nella cappelliera e mi sono seduta in silenzio. Ho trattenuto un attimo il respiro quando l’aereo ha iniziato a muoversi, lo faccio sempre perché i decolli come gli atterraggi mi mettono un po’ a disagio. Così ho deciso di pensarti. Domani verrò da te. Non te lo aspetti. Ho anticipato il volo perché finalmente ho capito che restare lontani non aveva più senso. È successo qualche sera fa. Passeggiavo per le strade di una città straniera e il tuo pensiero mi si è gonfiato nella pancia. Ho fatto ancora qualche passo ed è stato tutto chiaro. Ho afferrato il telefono e al suono della tua voce ho strillato: “perdonami, torno a casa…”. Ho sentito il rumore del tuo sorriso. La migliore delle risposte. Ora sono qui a fissare il cielo che sembra immobile come tutto quello che mi circonda, gli sguardi delle hostess, le mani dei passeggeri e l’aria che respiriamo. Guardo l’orologio e le ore che mi separano da te sono diventate una manciata di minuti. Otto esatti. Ma in otto minuti puoi chiedere una spiegazione, prepararti un caffè, allenare i tuoi addominali o chiamare un vecchio amico per fare due chiacchiere. Non puoi cambiare la tua vita e nemmeno quella di chi ami. Per certe cose ci vuole più tempo, lo sanno tutti. È una questione di rispetto. Incrocio gli sguardi di chi, come me, ha compreso ma non dice una parola. Siamo quelli seduti vicino ai finestrini, quelli che possono guardare fuori per distrarsi e dormire senza essere disturbati. Siamo quelli che possono fissare prima il vuoto e poi le rocce avvicinarsi. Manca poco ma tutto sembra essersi bloccato, tranne il mio cuore. Dovrei mettere la testa tra le gambe come ci hanno insegnato appena saliti ma non lo faccio perché so che non servirà a nulla. Emetto un piccolo grido, l’ultimo che non riesco a trattenere e decido di pensare al tuo viso così quando scandaglieranno la mia scatola nera capirai che facevo sul serio perché, a volte, in otto minuti puoi solo permetterti di avere paura, smettere di guardare fuori e rivolgerti a Dio.

Sara Rattaro

autrice di Niente è come te (Garzanti editore)

martedì 17 marzo 2015

Cos’è il dolore?

Cos’è il dolore?
Quel dolore che ti lacera la mattina quando ti svegli, che ti accompagna la notte mentre suonano i rintocchi del tuo cuore come una continua tortura.
Quel dolore che ti sveglia quando ti chiedi perché esisti.

Cosa si cela dietro un sorriso … pochi se lo sono chiesti, troppo pochi.
Tutti presi dalle apparenze di questo mondo frenetico che non ci lascia il tempo di chiedere all’altro “cosa c’è che non va?”
“Io l’ho chiesto spesso” molti risponderanno.
Ma quanti non si sono accontentati di un semplice “Niente, va tutto bene”?
È più semplice, pratico, rapido.

Ma in fondo dietro a quel “niente” molti sapevano che si nascondeva molto, ma la pazienza di scavare non l’abbiamo.
Scavare quando l’altro non vuole costa troppo tempo, troppa fatica.
Ieri è morto un ragazzo, si è suicidato, si è sparato nello sgomento di molti che credevano stesse bene, accontentati da un suo sorriso finto.

Il mondo oggi non sa più ascoltare ma solo fingere di farlo.
Il tasso di suicidi aumenta.
La solitudine attanaglia sempre più persone, la depressione avanza silenziosa.

Quanti si sentono rispondere: “Smettila di frignare, i tuoi non sono veri problemi, pensa alla fame nel mondo”, quanti poi soccombono a quei problemi.
È vero, c’è la fame nel mondo, ma c’è chi è così accecato dal proprio dolore,
per gli altri stupido, da non vederla.

“Sciocchi, ingigantiscono i problemi”, quanti lo hanno pensato.
Ma un problema sciocco copre la luce della vita, alcuni non vedono più la bellezza di un nuovo giorno, la speranza di migliorare, lo splendore della vita.

Se solo la smettessimo con la nostra presunzione di sapere tutto, sempre, di poter giudicare, sottovalutare.
Forse il tasso di suicidi diminuirebbe.

Fermiamoci e ascoltiamo le lamentele, tiriamo fuori il dolore.
A molti avremo semplicemente dato una spalla su cui piangere, una scusa in più per compiangersi, ad altri avremo salvato una vita.
Chi medita il suicidio è una persona fragile che ha bisogno di aiuto ma non riesce a chiederlo.
Magari alcuni di voi, mentre leggono, si trovano proprio nel ruolo di chi non riesce a chiedere aiuto.
Altri invece di chi non sa ascoltare …

Sentire di suicidi in tv non comunica molto.
Ma quando la persona in questione è una che hai visto spesso, il sangue si gela.
Tendiamo una mano ai bisognosi, non solo quelli evidenti.
Non lasciamo che le persone sole scompaiano, a rischio di perdere tempo.

Cerchiamo di mostrare che la vita può essere bella.
Buona giornata mondo di amici :)

Vietato calpestare i sogni ELisa 



martedì 3 marzo 2015

Per te

Per te,
che mi guardi
e vuoi leggermi
dentro.

Vuoi vedere il dolore?
Mi metto un po' di rossetto,
mi vesto di fiori
e guardo nel sole......

....ti fermi
sul mio finto sorriso,
e non t'accorgi
dell'ombra.

Ancora mi guardi il viso,
non hai parole....
io ho pudore,
ma tu nascondi il cuore.


Anna Maria Ferrari

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sabato 21 febbraio 2015

Scritture brevi




Velo di bruma 
lentamente con l'alba 
lascia le vigne 


Anna Maria Ferrari

mercoledì 14 gennaio 2015

Parafrasando il Manzoni.....


Addio monti elevati al cielo
cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi e impresse nella sua mente
non meno de' suoi familiari torrenti...

Quanto è triste il passo di chi, cresciuto tra voi,
sente che non verrà mai più il tempo
di percorrere i vostri sentieri,
di salire sulle vostre vette a goderne il panorama.

Addio Antola Chiappo e Ebro
Addio Carmo, Riva Rossa
tanto amata e tanto invidiata da chi riusciva
a raggiungerti!

Perché il mio desiderio dovrà restare tale ?
Perché allora averlo se non mi è permesso più di realizzarlo?

Arrendersi non è cosa ...ma s'ha da fare
Per me non c'è altro futuro che sognare!


Nadia F. 

Il paese fantasma di Rivarossa - Val Borbera (AL)

venerdì 2 gennaio 2015

Buon Anno....Val Borbera



E' un anfratto verde dove canta un fiume.
Un incanto di ripe.....di anse e di massi,
sia che splenda il sole o sia avvolta in brume
Il cuore sobbalza ogni volta che passi.

Io non mi stanco di guardare il tuo fiume
impetuoso, giulivo spumeggiante di schiume.
Io amo i tuoi monti, il tuo verde e le ville....
Faccio parte del gruppo ..son una dei mille

Un anno è passato ....tra foto e racconti...
racconti di vita , novelle e tramonti.
E d'uopo un applauso, un augurio e un saluto
Spero l'augurio più bello ricevuto! 



Nadia F.
(foto di Davide)