venerdì 31 dicembre 2010

La terra santa

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,              
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica. 


Alda Merini

martedì 28 dicembre 2010

Le parole

Le parole feriscono
non son solo aria
Le parole non scompaiono
non volano via
non le vedi, le senti.
Le parole arrivano
sono frecce e uccidono
e tornano a sera
a costruire muri su muri.
Le parole rincuorano
se sono sincere
e accendono micce
e speranze
Le parole ritornano
nel bene, nel male.
A volte
è meglio tacere.

Emma Bricola

sabato 25 dicembre 2010

Ferma la notte

....fermala questa notte

fermala con il tuo respiro sospeso...

con un fiato caldo ,

con un dolce tormento....

fermala questa notte

nel tuo cuore gonfio

nei tuoi occhi lucidi

nei tuoi pensieri vivaci....

fermala nel tuo sentire

che il tempo passa

e non deve svanire......


venerdì 24 dicembre 2010

La speranza...

La speranza è un essere piumato
che si posa sull'anima
canta melodie senza parole
e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l'armonia
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l'uccellino
che ha consolato tanti.
L'ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola, a me.


Emily Dickinson

martedì 21 dicembre 2010

lunedì 20 dicembre 2010

Vecchio

Vecchio
ti siedi da solo
hai sguardi ancor limpidi
negli occhi nascosti

Stai lì
il caffè ormai freddo
la mano tremante
sul mazzo di carte

Aspetti qualcosa
qualcuno ti guarda
nessuno ti vede
un saluto distratto
a un vecchio un po' strano

Mendicante d'affetto
rimani in disparte

Sei triste.

Un tempo scherzavi
parlavi
suonavi.

E ora che pensi ai ricordi
hai paura.

La morte?
L'hai vista già a volte
nella tempesta di neve
vestita da fame
da freddo
da guerra.

Ma tu l'hai imbrogliata
hai scelto la vita
tu non ti sei arreso
coi piedi gelati
e lo stomaco vuoto.

E lei ti rincorre
da sempre.

La vedi
la temi
le sfuggi ogni giorno.

Le gambe son stanche
e ti aiuta il bastone.

Arrivi
ti adagi pian piano
nel solito bar.
 

domenica 19 dicembre 2010

Morirei...

Morirei - per sapere -
È una sapienza da nulla -
Gli Strilloni salutano la Porta -
I Carretti - sobbalzano nei pressi -
Lo spavaldo volto del Mattino - occhieggia alla finestra -
Se solo fosse il mio - il Privilegio della piùù piccola Mosca -
Le Case premono la Casa
Con le loro Spalle di Mattoni -
Il Carbone - da un Traballante Carro - quanto - strepita - vicino -
Alla stessa Piazza - Che i Suoi passi attraversano -
Forse, in questo istante -
Mentre Io - sogno - Qui -

I could die - to know -
'Tis a trifling knowledge -
News-Boys salute the Door -
Carts - joggle by -
Morning's bold face - stares in the window -
Were but mine - the Charter of the least Fly -
Houses hunch the House
With their Brick Shoulders -
Coals - from a Rolling Load - rattle - how - near -
To the very Square - His foot is passing -
Possibly, this moment -
While I - dream - Here -

Emily Dickinson

Io sono qui, a sognare di lui, che vive la sua vita. Darei la mia per vedere ciòò che fa, per sapere anche i fatti piùù minuti, quotidiani, della sua vita. Immagino gli strilloni che lo salutano alla porta, i carretti che sobbalzano nei pressi, il mattino che puòò guardare dentro le sue finestre. Quanto mi piacerebbe avere il privilegio che ha una mosca, piccola, insignificante, quasi invisibile, che puòò entrare a piacimento dove è lui.
Penso alle case vicine, con le loro spalle di mattoni che possono poggiarsi sulla sua. Ai rumori di un traballante carico di carbone che passa làà, in quella piazza dove magari in questo momento sta passando lui, mentre io sono qui, a sognare.
Dai versi emergono con forza suoni e immagini: sembra di vedere, di sentire, la vita quotidiana che si svolge nei pressi di una casa sognata, perchéé dimora dell'amato. Una vita quotidiana inconsapevole di svolgersi in un luogo che invece èè proibito a chi avrebbe tanta voglia di frequentarlo. E sembra di vedere il volto di colei che sogna, invidiosa di qualsiasi cosa sia vicina a lui: gli strilloni, i carretti, il mattino, una mosca, le case vicine, un carico di carbone, la piazza che accoglie i suoi passi.


Traduzione di Giuseppe Ierolli

giovedì 16 dicembre 2010

Credo nel futuro

Credo nell’oggi e nel domani…
nella giusta via..
e negli sbagli che farò.
Credo nell’amore
nella luce dei suoi occhi
nelle tenere carezze
nella passione dentro al cuore.
Credo che il tempo sbriciola
solo ciò che non vale.
Lucido la mia spada
perché credo nel futuro.
Chiudo i pugni e stringo i denti
perché so…
che ci sarà da lottare
contro chi…
per non farmi volare alta
vorrebbe bruciare le mie ali…

*14/12/2010*

lunedì 13 dicembre 2010

Non baderei...

Non baderei - a Mura -
Fosse l'Universo - Una Rocca -
E lontano sentissi il suo argenteo Richiamo
Dall'altro lato dell'Ostacolo -
Scaverei - finché la mia Galleria
Si spingesse d'improvviso entro la sua -
Poi il mio volto riceverebbe la sua Ricompensa -
Guardarlo negli Occhi -

Ma non è che un Capello -
Un filo sottile - un cavillo -
Una Ragnatela - tessuta col Diamante -
Un Bastione - di Paglia -

Un limite come il Velo
Sul volto della Dama -
Ma ogni Maglia - una Cittadella -
E Draghi - in ogni Piega -

I had not minded - Walls -
Were Universe - one Rock -
And far I heard his silver Call
The other side the Block -
I'd tunnel - till my Groove
Pushed sudden thro' to his -
Then my face take her Recompense -
The looking in his Eyes -

But 'tis a single Hair -
A filament - a law -
A Cobweb - wove in Adamant -
A Battlement - of Straw -

A limit like the Vail
Unto the Lady's face -
But every Mesh - a Citadel -
And Dragons - in the Crease -


Emily Dickinson

martedì 7 dicembre 2010

Povera illusa...

Avevo legato
Il cuore
alle catene della felicità,
chiuse con lucchetto,
ma ora non posso più fingere.

Povera illusa,
giorno dopo giorno
mi sono ubriacata
l’anima di insulti,
parole taglienti, falsità,
facendomi sfuggire
di mano la realtà della vita.

Eppure pensavo
Di essere più forte,
brutti pensieri mi assalgono,
mi volto indietro
a cercare una risposta,
ma non la trovo,
vedo solo nuvole nere
sopra il mio cielo,
sprofondo
nelle lacrime
per attutire il dolore,
per non voler capire,
per non voler credere
che tante persone
false e ipocriti
si sono presi gioco di me
ingannando anche se stessi...



Mara Zilio
07/12/2010

domenica 5 dicembre 2010

Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
  
Pablo Neruda

venerdì 3 dicembre 2010

Oggi...

Oggi i miei occhi mi guardano dentro
ascoltano nebbie
raccattano frasi spezzate
buttate lì,
in ordine sparso.

Non sarà la luna
a ridarmi bagliori perduti
non saranno quei vergini fiocchi di neve 
a riaccendere luci nel cielo.

E nevica ancora
ma vedo soltanto che è bianco
e un bianco abbagliante
può fare anche male.

Al freddo si gela anche il cuore.

mercoledì 1 dicembre 2010

I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.


Jorge Luis Borges

sabato 27 novembre 2010

Vita

Bisogna essere felici di nulla,
di una goccia d'acqua
oppure
di un filo di vento.
Di una coccinella
che si posa sul tuo braccio
o del profumo che viene dal giardino.
Bisogna camminare su questa terra
con le braccia tese
verso qualcosa che verrà
e
avere occhi sereni
per tutte le incertezze del destino.
Bisogna saper contare le stelle,
amare tutti i palpiti del cielo
e ricordarsi
sempre di chi ti vuole bene.
Solo così il tempo passerà
senza rimpianti
e un giorno potremo raccontare
di avere avuto tanto dalla vita."

(M. Alvarez)




 

domenica 21 novembre 2010

Dida e Dido

L'autunno era alle porte, anzi era già arrivato. Se ne sentiva l'odore e gli alberi del bosco si erano vestiti dei colori caldi che preannunciavano il riposo invernale. Gli uccelli migratori erano partiti tutti e non si vedevano più gli stormi volare verso le loro mete. Anche le rondini se ne erano andate, erano volate verso il caldo che avrebbero trovato nei paesi più a sud.
Una sola era rimasta, aveva un'ala rotta e non poteva alzarsi in volo. Era ancora piccola e non ricordava nemmeno dove fosse il suo nido. Aveva guardato le altre partire, le aveva salutate e rassicurate che se la sarebbe cavata, ma ora che era sola sentì un nodo in gola e aveva voglia di piangere. Dove avrebbe dormito? E cosa avrebbe mangiato?
Dida, così si chiamava, chiese ospitalità in giro ma nessuno degli animali che conosceva gliela concesse. Il ghiro e il riccio le spiegarono che se ne sarebbero andati in letargo e non volevano nessuno che disturbasse il loro sonno, i passeri che si erano appropriati dei nidi delle rondini fecero finta di non vederla, i corvi non volevano compagnia e non avevano voglia di dividere il loro cibo con lei.
Dida era disperata e zampettava di qua e di là guardando il cielo che si faceva sempre più grigio e minacciava pioggia o addirittura neve. L'ultima notte l'aveva trascorsa sotto il portico di una fattoria, nascosta tra le cataste di legna. Ma quanto freddo aveva sofferto!
Era rassegnata a passare ancora chissà quante notti in quell'unico rifugio e si avviò saltellando faticosamente per raggiungerlo. Anche quel giorno non aveva mangiato nulla e le girava un po' la testa. Quando era quasi arrivata si accorse di un gatto soriano che la osservava da dietro l'angolo. Ebbe paura e cercò di fuggire ma inciampò in un filo d'erba e cadde.
E' la fine!-pensò.
Sapeva che i gatti mangiano volentieri gli uccellini, glielo aveva insegnato la sua mamma, e sicuramente questo non avrebbe fatto eccezione. Il gatto le si avvicinò e dopo averla annusata un pochino le disse:-Povera rondinella ferita, non devi avere paura di me. Sai anch'io quando ero piccolo sono rimasto solo. Sono stato adottato da un cane, pensa un po'. I gatti e i cani , si dice che non vadano d'accordo, invece Dedè è stato la mia mamma e il mio papà e non mi ha fatto mai mancare nulla! Ora se lo vuoi, sarò tuo amico; ti aiuterò e ti proteggerò dai pericoli e dal freddo . Vuoi venire nella mia casa? Era la cuccia di Dedè che era molto vecchio e se n'è andato nel paradiso dei cani. C'è posto per me e per te, ci faremo compagnia fino all'arrivo della primavera, e poi se ti va puoi restare per sempre qui.
La rondine, incredula e felice, decise di fidarsi di lui perchè aveva gli occhi buoni e sinceri e accettò l'offerta.
Fu così che Dida passò l'intero inverno al riparo e al calduccio tra le zampe del gatto. Anzi non se ne andò mai più di lì e tutti gli animali e le persone del circondario venivano ad ammirare la splendida strana amicizia nata tra un gatto e una rondinella.

Emma Bricola

sabato 20 novembre 2010

Le parole non dette


Rotolano le parole...
Rotolano silenziose
come soffice neve...
Rotolano fino a valle
dalla sommità del monte...

Scivolano nell'oscurità
della fredda notte
orfane di suono...

Parole mute di labbra immobili...

Parole ormai morte
seppellite nell'anima

Parole d'amore mai udite.
Doni inestimabili rifiutati.

Hai chiuso gli occhi...
Troppa luce per te...

Non sentirai il profumo
delle mie rose...
Non crescono rose
nel deserto.
Le rose del deserto
sono di pietra...


Grazia Longo

mercoledì 17 novembre 2010

Una curiosa nube

Una curiosa Nube colse il Cielo di sorpresa,
Era come una vela con le Corna;
La vela era Azzurra -
Il Palco di Corna Grigio -
Quasi toccava i Prati.
Si piegò in basso - poi più solenne avanzò -
E si dilatò come uno strascico;
Una Regina sotto un'ala di raso,
Non ne avrebbe la maestà.

A curious Cloud surprised the Sky,
'Twas like a sheet with Horns;
The sheet was Blue -
The Antlers Gray -
It almost touched the Lawns.
So low it leaned - then statelier drew -
And trailed like robes away;
A Queen adown a satin aisle,
Had not the majesty.


Emily Dickinson

Una nuvola si impadronisce improvvisamente del cielo. Sembra come il palco di corna di un cervo che si staglia sull'azzurro del cielo, si abbassa fin quasi a toccare il terreno e poi si dilata come se indossasse uno strascico che farebbe sfigurare quello di una regina.
Le immagini "naturali" di ED sembrano inesauribili, come se la natura fosse talmente ricca da proporre in ogni suo fenomeno una quantità praticamente infinita di sorprese e suggestioni per l'occhio che la sa guardare.
(traduzione e nota Giuseppe Ierolli)

martedì 16 novembre 2010

La lista della spesa

Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò in un negozio di alimentari. Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se poteva avere una certa quantità di alimenti a credito. Gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo.
L'uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi.
Dolorosamente la donna supplicò: "Per favore signore! Le porterò il denaro più in fretta che posso". Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva trovare un altro negozio nel quartiere.


Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese di tentare almeno di accontentare la povera donna.
Il droghiere con voce riluttante, chiese alla donna: "Hai una lista della spesa?".
Con un filo di speranza nella voce la donna rispose: "Si, signore".
"Bene", disse l'uomo, "
Metta la sua lista sulla bilancia. Le darò tanta merce quanto pesa la sua lista".
La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa.
"Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando videro
il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il droghiere fissando la bilancia, brontolò: "E' incredibile! ".

Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull'altro piatto della bilancia. Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la bilancia non si muoveva. Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto sempre più marcata.
Alla fine afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido e confuso.
Non era una lista della spesa.
Era una preghiera: "
Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani".
Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio imbarazzato.
La donna rigraziò e lasciò il negozio.

Solo Dio conosce il peso della preghiera.


Fonte 

sabato 13 novembre 2010

Dedicato a tutti quelli che sono stati aggrediti da cani e di conseguenza ora, li odiano, oppure ne hanno una paura tremenda……


Due anni fa, vicino a casa mia,
passeggiavo tranquillamente con la mia cagnetta "luna"
all'improvviso mi sono trovata davanti un boxer;
era scappato dai padroni,
aveva uno sguardo cattivo e fissava la cagnetta,
la voleva a tutti i costi,
non potevo starlo a guardare mentre se la sbranava,
l'ho presa e l'ho messa nel cappuccio del mio felpino,
la cosa non é piaciuta per niente al boxer,
con lo sguardo sempre più cattivo,
si avvicinava e con un tono minaccioso mi ringhiava,
lui aveva deciso di prendersi luna,
io ero decisa a non dargliela;
nonostante sapessi perfettamente a cosa andassi incontro;
il mio non era coraggio;
forse incoscienza,
forse non avevo scelta;
forse perché pensavo di fare in tempo,
a tirar fuori il comando dalla mia tasca,
e aprire il cancello,
ma il cagnolone incazzato é stato più veloce,
mi ha attaccato e letteralmente sbranato gamba e braccio,
i miei pastori tedeschi "max" e "jeky" erano nella loro casetta,
jeky aveva da poco partorito,
non lasciava i cuccioli nemmeno per un secondo,
ma cm hanno sentito le mie grida,
sono corsi impazziti verso il cancello…….chiuso!
nel tentativo di saltarlo,
hanno fatto diversi salti,
ferendosi a sangue con le punte di ferro del cancello,
alla fine jeky la femmina ce l ha fatta,
e me l’ha sono trovata tra me e il boxer,
la lotta tra loro due sembrava non finire mai,
mentre ero per terra che trascinavo la gamba ferita,
si girava verso di me e mi abbaiava in modo strano,
sembrava che volesse dirmi qualcosa,
probabilmente voleva che mi alzassi,
aprissi il cancello e entrassi in casa al sicuro,
oppure voleva che aprissi il cancello,
semplicemente per far uscire max il maschio;
per aiutarla contro il boxer,
oppure entrambe le cose ma non ce la facevo a muovermi,
sanguinavo io, sanguinava lei,
sanguinava il boxer;
e sanguinava max nel tentativo in vano di saltare il cancello,
per fortuna, un contadino che lavorava nel suo orto,
sentendo abbaiare e urlare,
è arrivato e con la sua pala;
ha colpito il boxer “ nelle parti basse, le palle!”
finché non ha perso i sensi,
finalmente l’incubo era finito,
risultato -2 interventi chirurgi. da me subiti,
5 mesi tra ospedale e convalescenza;
un bel po’  in clinica veterinaria per i cani;
e un brutto ricordo di un boxer che;
mi ha staccato un pezzo dalla gamba e un altro dal braccio!
quel giorno, quel boxer……quel cane;
mi avrebbe ucciso;
si sarebbe mangiato la mia cagnetta luna;
ma in quel giorno……lo stesso giorno;
un altro cane mi ha salvato…….
jeky……la mia jeky!!!!!!


giovedì 11 novembre 2010

Un girotondo di anime

Un girotondo di anime sa amare quello per cui un cuore batte; intensifica il nascondersi delle parole nel vivere la gioia di attimi preziosi, seduce l’ombra di un sospiro, mentre il cielo è rapito dal volteggiar delle promesse di un sorriso.
Un cuore sa trovare il motivo per poter scovare il paradiso in quel piccolo e malizioso nido, in cui le mani intrecciano un tango di baci …e quei petali di rosa si rivestono di appassionata dedizione per far felice quell’amore.
Un cuore sa perdonare quel triste momento di attesa, dove una carezza non fa primavera, quell’attimo fuggente nel quale labbra profumate intessono rime delicate per dirti semplicemente che basta saper amare senza riserve.
Un cuore sa parlare di quel tepore accigliato di rabbia che con una dolce o amara risata passa; esso ripensa a quanto avrebbe voluto rinunciare alle gocce di quei pensieri che incombenti ricordano di ieri, ma ieri è parte di oggi come allora e nessuno può comprendere quanto il rimpianto porti l’assenza di quel caro canto.
Un cuore è una canzone scritta a battiti di ciglia, dove le note sono gli amplessi delle emozioni e le emozioni si libreranno alte come le cime dell’estasi e cadranno basse come le grida dei gabbiani sul mare; un cuore avrà tesori incontaminati da raccontare e custodirà segreti senza conchiglie, ma tenderà la mano verso il confine, in cui le onde abbandonano la terra dell’amore.
Due piume di inchiostro saranno la voce di una lingua scritta dalle farfalle che dentro noi han volato insaziabili, ma che adesso sono dirette altrove…..là dove gli occhi non si posano più per guardare ciò che provo per te.
Sono le selvagge membra di un amore che ancora adesso rimembrano i nudi baci di un tempo, i passi sospesi per un momento, soltanto per riaverti qui come l’immortale luce di un diamante che sarà l’eterno specchio di questo amore…..perchè a viverti è ancora un minuscolo frammento di questo cuore.
Un bottone rosso che ogni mattina si veste di te e che la sera si rispoglia del tuo amore……………
………ma è solo un cuore.

Francesca Ghiribelli


Libera il libro

mercoledì 10 novembre 2010

Donna

 
Nessuno può immaginare
Quel che dico quando me ne sto in silenzio
Chi vedo quando chiudo gli occhi
Come vengo sospinta quando vengo sospinta
Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno , nessuno sa
Quando ho fame quando parto
Quando cammino e quando mi perdo,
nessuno sa che per me andare è ritornare, e ritornare è indietreggiare
che la mia debolezza è una maschera e la mia forza è una maschera
e quel che seguirà è una tempesta.
   
Credono di sapere
Ed io glielo lascio credere
E creo.
  
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione
E ringraziassi e obbedissi
Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro
Sono libera nella vittoria e nella sconfitta
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua
Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
E al mio desiderio non impartiscono ordini.
 
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
Ed io glielo lascio credere
E creo. 

 
(Tradotta da Valentina Colombo)

martedì 9 novembre 2010

DESOLAZIONE DEL POVERO POETA SENTIMENTALE

Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che lacrime da offrire al silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici, così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.
Io voglio morire, solamente perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d’amore e d’angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lacrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.
Io mi comunico del silenzio, quotidianamente come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i rumori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto,
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste
in un angolo oscuro.
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi,
e pensi che io sia malato.
Oh, io sono veramente malato!
E muoio, un poco ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per essere detto poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.


Sergio Corazzini

domenica 7 novembre 2010

Chiudo gli occhi

Chiudo gli occhi…
le nuvole ricamano il tramonto
disteso all’orizzonte
ed un caldo tepore 
arriva a sfiorare la mia pelle...
Adesso sono io
che volo in alto...

I miei sogni ballerini
danzano tra le nuvole
sulle onde appena smosse
e smerlettate d’oro.

Chiudo gli occhi
in quel rifugio immenso
 e volo più leggera dell’aria...
affido le mie parole
alla freschezza del vento
che mi culla tra le sue braccia
per non lasciarmi più…
 
(Antonella Riviello - "Cartastraccia")

venerdì 5 novembre 2010

Prima di tutto...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.


Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.


Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.


Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.


Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.


Come potenti luci di ribalta...

Come Potenti Luci di Ribalta - ardeva il Rosso
Alla Base degli Alberi -
La lontana Recita del Giorno
Interpretava - per Essi -
Era l'Universo - che applaudiva -
Finché a Capo Supremo - della Folla -
Resa capace dal suo Abito Regale -
Io riconobbi Dio -

Like Mighty Foot Lights - burned the Red
At Bases of the Trees -
The far Theatricals of Day
Exhibiting - to These -
'Twas Universe - that did applaud -
While Chiefest - of the Crowd -
Enabled by his Royal Dress -
Myself distinguished God -


Emily Dickinson

Il tramonto, simbolo della bellezza e della maestà della natura, visto come uno spettacolo teatrale, che illumina la scena del mondo e interpreta la lontana (nel senso di ormai quasi interamente trascorsa) ma ciclica recita del giorno.
(Traduzione e nota Giuseppe Ierolli)

martedì 2 novembre 2010

Per i defunti

Più e più volte, come una Melodia -
Suona il Ricordo -
Tamburi da Bastioni
Fantasma Trombe del Paradiso -
Brani, da Generazioni Battezzate -
Cadenze troppo grandiose
Tranne per le Processioni di Giusti
Alla Destra del Signore.

Over and over, like a Tune -
The Recollection plays -
Drums off the Phantom
Battlements Cornets of Paradise -
Snatches, from Baptized Generations -
Cadences too grand
But for the Justified Processions
At the Lord's Right hand.


Emily Dickinson

Il ricordo di chi è morto risuona sempre nella nostra mente e somiglia a un suono che viene dall'aldilà, troppo grandioso, e perciò incomprensibile, per noi che siamo rimasti; solo chi è ormai alla "destra del Signore" riesce a cogliere il mistero di quei suoni che per noi sono soltanto una pallida eco di verità che non siamo in grado di conoscere. (traduzione e nota Giuseppe Ierolli)

lunedì 1 novembre 2010

Non ho bisogno di denaro

Non ho bisogno di denaro.Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi


Alda Merini
(Un anno fa la scomparsa)

domenica 31 ottobre 2010

Amore


Amore,
vola da me
con l'aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l'ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d'albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa' delle due braccia
due ali d'angelo
e porta anche a me un po' di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.


Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"


venerdì 29 ottobre 2010

Due stelle

Protagonista prestata
ad una recita imperfetta
strappo con dolore
le pagine ingiallite
di un copione scritto male.
Due stelle soltanto
illuminano inconsapevoli
i giorni più cupi
delle recite distratte.
Due stelle
ora lontane, un pò più spente
ma custodi di speranza
e ora e sempre
padrone del mio cuore.
Seguiranno la mia rotta
sul veliero che riparte
nell'incoscienza di un dolore muto
su un mare di lacrime
ormai logore e sconfitte.
Alzo gli occhi, temeraria.
Le due stelle risplendono
ancora
mentre un sorriso mi sfiora
e la nebbia scende lenta
ma gradita.
Avrà il tempo
penso
di celare i miei occhi appannati?

Antonella Camerlingo